Piede cadente paralitico rioperato: il controllo dopo il reintervento

In questo articoloIl caso: piede cadente paralitico e ricostruzione tendinea non riuscitaIl controllo: piede a 90° e un po’ di movimento verso l’altoPerché l’obiettivo è un piede che non cadeDomande frequenti sul piede cadente paraliticoCos’è il piede cadente paralitico?Si può rioperare un piede cadente paralitico se il primo intervento non ha funzionato?Qual è l’obiettivo dell’intervento?Dopo […]
Piede cadente paralitico rioperato: il controllo dopo il reintervento

Con il piede cadente paralitico la punta del piede scende verso il basso e si inciampa a ogni passo. Ma cosa si può fare se un primo intervento non ha funzionato?

Il Dott. Andrea Scala mostra il controllo di una paziente che aveva già subito un intervento senza successo, e che è stata rioperata.

Il caso: piede cadente paralitico e ricostruzione tendinea non riuscita

La paziente era stata operata in precedenza per il piede cadente paralitico, ma senza successo: la ricostruzione tendinea fatta in quell’occasione non era andata a buon fine.

Il Dott. Scala ha quindi riparato l’intervento precedente e ne ha eseguito un altro. Il video è stato girato durante la visita di controllo dopo questo secondo intervento.

Per conoscere meglio la patologia leggi la pagina Piede paralitico e Piede equino e piede cadente paralitico.

Il controllo: piede a 90° e un po’ di movimento verso l’alto

Al controllo il risultato è doppio.

  • Il piede non è più cadente: rimane a 90° rispetto alla gamba.
  • La caviglia si muove un po’ verso l’alto: quando il Dott. Scala chiede alla paziente di muovere il piede su e giù, lei riesce a sollevarlo leggermente.

Questo movimento verso l’alto prima dell’intervento non c’era: il piede era solo cadente. Per il Dott. Scala è “la sorpresa positiva” di questo controllo, e una grande soddisfazione per lui e per la paziente.

Alla domanda se inciampa ancora, la paziente risponde di no, ed è contenta di non inciampare più.

Perché l’obiettivo è un piede che non cade

Il Dott. Scala spiega qual è lo scopo principale dell’intervento: avere un piede almeno a 90°, che non sia più cadente.

Il motivo è la sicurezza. Con il piede cadente, spiega il Dott. Scala, la cosa più pericolosa è inciampare contro il suolo o contro qualsiasi piccolo ostacolo che si presenta lungo il cammino.

Se poi, come in questo caso, la paziente riesce anche a sollevare un po’ il piede, è un risultato in più.

Sul ruolo dell’intervento nel piede paralitico leggi anche Piede paralitico: solo l’operazione può aiutare la riabilitazione e Piede equino paralitico: cause, diagnosi e cura.

Domande frequenti sul piede cadente paralitico

Cos’è il piede cadente paralitico?

È una condizione in cui la punta del piede scende verso il basso e non si riesce a sollevarla. Camminando si rischia di inciampare.

Si può rioperare un piede cadente paralitico se il primo intervento non ha funzionato?

Nel caso del video sì: il Dott. Scala ha riparato la ricostruzione tendinea non riuscita ed eseguito un nuovo intervento. Ogni caso va valutato con una visita.

Qual è l’obiettivo dell’intervento?

Avere un piede almeno a 90°, che non sia più cadente, per non inciampare.

Dopo l’intervento il piede si muove di nuovo?

L’obiettivo principale è che il piede non cada. Nel caso del video, al controllo la paziente riesce anche a sollevare un po’ il piede, cosa che prima dell’intervento non riusciva a fare.

Dopo l’intervento si inciampa ancora?

La paziente del video, al controllo, dice di non inciampare più.

Piede cadente paralitico: camminare senza inciampare

Anche dopo un primo intervento non riuscito, in questo caso il reintervento ha dato alla paziente un piede a 90°, e in più un po’ di movimento verso l’alto. Soprattutto, ha smesso di inciampare.

Hai il piede cadente, anche dopo un intervento? Contatta lo studio per prenotare una visita:

  • Telefono: +39 335 766 2164
  • Email: info@footsurgery.it
  • Sede: Casa di Cura Ars Medica, Via Cesare Ferrero di Cambiano 29, 00191 Roma

Articolo a cura del Dott. Andrea Scala, specialista in Ortopedia e Traumatologia e in Medicina dello Sport, chirurgo della caviglia e del piede presso la Casa di Cura Ars Medica di Roma.