Un grave trauma, diversi interventi e una caviglia bloccata e dolorosa: a chi si trova in questa situazione viene spesso proposto di bloccare definitivamente la caviglia. Esiste però un’altra strada, la protesi di caviglia dopo trauma.
Il Dott. Andrea Scala la racconta insieme a un paziente che fa il fabbro e che, dopo la protesi, è tornato a lavorare in cantiere.
Prima della protesi: una caviglia rovinata dal trauma, bloccata e dolorosa
Il paziente aveva subito un grave trauma alla caviglia. I segni si vedono ancora: le cicatrici del trauma e degli interventi sul malleolo tibiale, sul lato interno, e un’incisione sul perone, dove c’era stata una grave esposizione. Una caviglia, dice il Dott. Scala, “piuttosto rovinata”.
Il paziente racconta così la sua vita prima della protesi:
- la caviglia era bloccata e faceva molto male, e non riusciva a camminare;
- tornando dal cantiere doveva prendere due treni, ma se si sedeva sul primo rimaneva bloccato e perdeva il secondo, e doveva aspettare quello dopo;
- anche a letto c’era un dolore costante tutta la notte, “non forte, ma c’era”.
Il blocco della caviglia proposto e la scelta della protesi
Circa cinque anni prima, alcuni medici della sua città gli avevano proposto di bloccare la caviglia con una vite: è l’artrodesi, che fonde le ossa e toglie definitivamente il movimento.
Il paziente l’ha rifiutata. Per il Dott. Scala oggi il blocco della caviglia non è più la scelta da fare: si fa la protesi di caviglia, perché la caviglia deve conservare un suo movimento. Nella sua opinione l’artrodesi è un intervento antiquato, difficile da eseguire e con risultati piuttosto precari.
Sulle differenze tra le due soluzioni leggi Protesi di caviglia vs artrodesi: tutte le differenze e L’artrodesi non è come la protesi di caviglia. Come lavora il Dott. Scala è spiegato nella pagina Protesi caviglia.
La via anteriore: passare dal varco naturale
Il Dott. Scala impianta la protesi con la via d’accesso anteriore, che passa nello spazio tra il tendine tibiale anteriore e gli estensori delle dita. È quello che lui chiama “il varco naturale”: l’anatomia stessa indica al chirurgo dove passare, in modo naturale, “ecologico”, atraumatico e non demolitivo.
In questo paziente la scelta era ancora più importante. Il perone, sull’altro lato, era già stato traumatizzato e operato. Passare da lì avrebbe significato rompere di nuovo una struttura che era guarita. Per il Dott. Scala “non si fa”: si passa dal varco naturale.
Su questo principio leggi La protesi di caviglia ecologica e Protesi di caviglia: si parta dalle riparazioni naturali.
Protesi di caviglia dopo trauma: il ritorno in cantiere
Oggi il paziente ha una caviglia mobile e senza dolore. Secondo il Dott. Scala, il movimento articolare è praticamente normale.
Ha ripreso il suo lavoro di fabbro, che è un lavoro pesante: sale sul ponteggio, lavora sulla scala e in cantiere carica pesi.
Sui tempi per tornare alle attività leggi Protesi di caviglia: i tempi del recupero post-operatorio.
Domande frequenti sulla protesi di caviglia dopo un trauma
Dopo un grave trauma si può mettere una protesi di caviglia?
Nel caso del video sì: il paziente aveva una caviglia rovinata da un trauma e da diversi interventi, ed è stato operato di protesi. Ogni caso va valutato con una visita.
Che differenza c’è tra protesi e artrodesi della caviglia?
L’artrodesi blocca la caviglia in modo definitivo. La protesi sostituisce l’articolazione e ne conserva il movimento.
Cos’è la via d’accesso anteriore?
È la via che passa davanti alla caviglia, nello spazio tra il tendine tibiale anteriore e gli estensori delle dita. Il Dott. Scala la chiama “il varco naturale”.
Perché non passare dal lato del perone?
Nel caso del video il perone era già stato traumatizzato e operato: passare da lì avrebbe significato rompere di nuovo una struttura guarita.
Con una protesi di caviglia si può fare un lavoro pesante?
Il paziente del video è tornato a lavorare come fabbro: sale sul ponteggio e sulla scala e carica pesi in cantiere.
Protesi di caviglia: una caviglia che si muove, anche dopo un trauma
Per questo paziente la scelta era tra bloccare per sempre la caviglia e provare a recuperarne il movimento. Ha scelto la protesi, impiantata passando dal varco naturale, e oggi è tornato in cantiere con una caviglia mobile e senza dolore.
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Articolo a cura del Dott. Andrea Scala, specialista in Ortopedia e Traumatologia e in Medicina dello Sport, chirurgo della caviglia e del piede presso la Casa di Cura Ars Medica di Roma.